Ancient Lives: new discoveries. Intervista alla curatrice

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Giovedì 12 Giugno abbiamo avuto l’opportunità di visitare la mostra Ancient Lives allestita presso il British Museum con una guida d’eccezione: Marie Vandenbeusch, una dei curatori della mostra, che gentilmente ha accettato di essere anche intervistata.
La mostra consiste nell’esposizione di otto mummie, provenienti da otto diversi contesti, rappresentative di un vasto arco cronologico della storia dell’antico Egitto (dall’epoca predinastica al 700 d.C.) che, grazie all’uso di nuove tecnologie non invasive, è stato possibile studiare interamente senza danneggiarle.
In particolare, come ha spiegato la dr. Vandenbeusch, la vera novità di questa mostra è il CT scanner, un metodo di indagine introdotto di recente e basato sull’uso di raggi X che permettono, attraverso l’elaborazione con appositi software, di ottenere immagini 3D di ogni singolo layer che costituisce l’oggetto analizzato. Grazie alla presenza di speciali monitor all’interno dell’esposizione, i visitatori possono letteralmente “spogliare” le mummie e scoprire cosa c’è al di sotto della superficie visibile: la componente fondamentale dell’allestimento è quindi la possibilità di interagire con l’oggetto.

L’uso del CT scanner ha regalato agli studiosi del British Museum molte scoperte inaspettate, infatti, ammette la dr. Vandenbeusch “È difficile sceglierne una fra tante, probabilmente la cosa più incredibile è l’opportunità stessa di scoprire cosa c’è nelle mummie”.
Nel teschio di una delle mummie analizzate, ad esempio, è stato scoperto un piccolo strumento probabilmente usato dagli imbalsamatori per rimuovere il cervello e spezzatosi durante il procedimento di mummificazione.

Lasciare che i visitatori scoprano autonomamente, per interesse o anche solo per divertimento, è lo scopo dell’esposizione: ognuno può creare la sua mostra nella mostra, che sia un egittologo o un bambino curioso, e può farlo semplicemente osservando i reperti.
“Quanto più osservi i dettagli, tante più informazioni puoi ottenere, e il museo è il luogo perfetto per focalizzarsi sugli oggetti”: queste sono le parole di Marie e noi stessi abbiamo potuto sperimentarne la veridicità durante la nostra prima handling session al Petrie Museum of Egyptian Archaeology.
L’intervista si è infine conclusa con un’ultima riflessione sull’aspetto della mobilità nel mondo dell’egittologia: “È importante muoversi e incontrare quante più persone possibili per scoprire nuovi modi di fare ricerca e nuovi punti di vista sull’egittologia e sull’archeologia in generale”, esattamente ciò che ci si è prefissati per il progetto Messaggeri della Conoscenza.

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