Handling Session, XRF e Photographic Session

Sabato 21 Giugno abbiamo avuto l’opportunità di sperimentare una nuova Handling Session al Petrie Museum e di esercitarci ripetutamente nell’uso delle XRF analysis su alcune statuine in bronzo: si trattava, in particolare, di offerte votive deposte in favisse, spesso rappresentanti divinità e ad esse dedicate, di cui però si è perso in molti casi il contesto di provenienza.Ormai, entrati in relativa confidenza con l’apparecchio, abbiamo avuto modo di capire a fondo come effettuare delle analisi corrette, dalla preparazione dello strumento fino all’esportazione dei risultati ottenuti in foglio di calcolo.

XRF analysis Per ottenere uno studio completo ed esatto è necessario infatti tenere traccia, man mano che si procede, del numero di catalogo degli oggetti analizzati e segnare per ognuno di essi i numeri di identificazione dei risultati ottenuti. In questo modo, anche in caso di errore, sarà sempre possibile risalire al reperto a cui fa capo un determinato risultato.
Soddisfatti del lavoro effettuato ci siamo poi concentrati sulla nostra prima Photographic Session: essendo per molti di noi il primo approccio con una «vera» macchina fotografica, il dr. Miniaci ci ha efficacemente illustrato le basi della fotografia, insegnandoci a destreggiarci fra valori ISO, tempi di scatto, apertura del diaframma, messa a fuoco e bilanciamento del bianco.Photographic Session Assimilate le principali regole teoriche, ci siamo cimentati noi stessi nell’uso della Reflex. Utilizzando come soggetto una dellestatuine sopra citate raffigurante il dio greco Eros, grazie ai preziosi consigli e trucchi del nostro mentore, siamo riusciti in poche ore ad utilizzare con discreti risultati un apparecchio professionale e ad avvicinarci tutti al mondo della fotografia.
Entusiasti di questa nuova esperienza abbiamo salutato il dr. Miniaci e lasciato il Petrie, concedendoci un meritato weekend di svago fra le bellezze ineguagliabili offerte dalla metropoli londinese.

Colloquio con Stephen Quirke e Wolfram Grajetzki

“[…] Nella nuda e palese compagine del fattuale, l’originario non si dà mai a conoscere, e la sua ritmica si dischiude soltanto ad una duplice visione […]”                                                                                                                                                                                                                                                                                     Walter Benjamin, Il dramma barocco tedesco

La necessità di uno sguardo che miri allo strabismo, la necessità di uno sguardo capace di guardare dalla stessa direzione, in più direzioni.
E’ probabilmente questo il messaggio più profondo venuto fuori dal colloquio con Stephen Quirke, professore di Egittologia all’UCL, nonché autore di numerose pubblicazioni sulla cultura e la società dell’ Egitto Antico, che abbiamo avuto modo di intervistare.

“Esplorate altri luoghi, studiate in biblioteche diverse” ci ha suggerito il professore: confrontarsi con ambiti di studio diversi dal proprio favorisce la formazione di una conoscenza aperta a più livelli e a più ampi orizzonti.

La possibilità di una ricerca che si svolga in modo interdisciplinare è favorita oggi anche dalla tecnologia, che può essere di grande aiuto non solo per lo studio, ma anche per la comunicazione e la diffusione delle proprie idee. “Siate curiosi, cercate domande più che risposte” è stato il monito di Stephen Quirke che durante il colloquio ha messo in luce anche alcuni aspetti riguardanti le differenze fra il sistema universitario italiano e quello inglese, ad esempio la maggior parte degli esami in Inghilterra si svolge in maniera scritta e questa modalità può rappresentare una buona palestra per lo studente che intende cimentarsi con la scrittura di articoli e saggi scientifici.
L’importanza delle pubblicazioni è stata sottolineata anche da Wolfram Grajetzki, egittologo e responsabile della casa editrice Golden House Publications, con il quale abbiamo avuto modo di confrontarci. Grajetzki ci ha introdotto al mondo dell’editoria dandoci alcuni preziosi consigli su come sviluppare idee e progetti da presentare a case editrici: è fondamentale specializzarsi in un settore specifico e scegliere anzitempo il pubblico al quale rivolgersi, inoltre pubblicare in lingua inglese rappresenta sicuramente un fattore determinante per una diffusione più ampia delle proprie ricerche.

Dagli incontri con Stephen Quirke e Wolfram Grajetzki siamo usciti con una nuova consapevolezza: la necessità di uno studio che si avvalga di una costante dialettica tra il conosciuto e l’inesplorato e l’importanza di alimentare il proprio spirito critico con stimoli e suggestioni provenienti da ogni direzione.

 IMG_0651

II lezione Handling Session e XRF presso Petrie Museum

IMG_0637La nostra seconda Handling Session, svolta presso il Petrie Museum, si è focalizzata sugli oggetti provenienti dal corredo della tomba 5219 scavata da G. Brunton, allievo di F. Petrie.
La tomba è stata rinvenuta intatta nei pressi dell’antica Qau (città collocata nell’Alto Egitto) ed ha restituito materiale relativo ad un personaggio femminile: due collane, un alabastro, due amuleti, un grinder (pietra calcarea usata per levigare le superfici) e un vasetto utilizzato per contenere oli o profumi.
E’ stato interessante poter analizzare il corredo e metterlo in relazione al suo contesto storico e sociale, poter riconoscere attraverso gli oggetti il valore intrinseco a cui essi stessi erano legati. Questo valore aggiunto è fondamentale per comprendere l’importanza del sito, ritenuto inizialmente marginale, e che, attraverso i vari ritrovamenti, mostra una società caratterizzata da differenziazioni sociali.

IMG_0646

Alla lezione di Handling Session si è affiancata la prima lezione di XRF: una tecnica di analisi non distruttiva che permette di conoscere la composizione elementare di un campione attraverso lo studio della radiazione di fluorescenza X.
Abbiamo avuto la possibilità di analizzare un oggetto conservato al Petrie Museum: un rasoio di rame che presentava diversi punti di anomalia, i quali ponevano dei dubbi sulla composizione. Grazie all’analisi XRF si è potuto appurare che i punti individuati erano composti dal 98% di rame e corrispondevano allo stesso materiale con cui era realizzato il rasoio.

Poter utilizzare personalmente questi strumenti e analizzare i vari oggetti è stata un’ulteriore esperienza che il progetto Messaggeri della Conoscenza ci ha permesso di fare. Soddisfatti di queste due lezioni attendiamo con ansia la terza lezione che si occuperà della fotografia.

IMG_0645

Ancient Lives: new discoveries. Intervista alla curatrice

IMG_0569a

Giovedì 12 Giugno abbiamo avuto l’opportunità di visitare la mostra Ancient Lives allestita presso il British Museum con una guida d’eccezione: Marie Vandenbeusch, una dei curatori della mostra, che gentilmente ha accettato di essere anche intervistata.
La mostra consiste nell’esposizione di otto mummie, provenienti da otto diversi contesti, rappresentative di un vasto arco cronologico della storia dell’antico Egitto (dall’epoca predinastica al 700 d.C.) che, grazie all’uso di nuove tecnologie non invasive, è stato possibile studiare interamente senza danneggiarle.
In particolare, come ha spiegato la dr. Vandenbeusch, la vera novità di questa mostra è il CT scanner, un metodo di indagine introdotto di recente e basato sull’uso di raggi X che permettono, attraverso l’elaborazione con appositi software, di ottenere immagini 3D di ogni singolo layer che costituisce l’oggetto analizzato. Grazie alla presenza di speciali monitor all’interno dell’esposizione, i visitatori possono letteralmente “spogliare” le mummie e scoprire cosa c’è al di sotto della superficie visibile: la componente fondamentale dell’allestimento è quindi la possibilità di interagire con l’oggetto.

L’uso del CT scanner ha regalato agli studiosi del British Museum molte scoperte inaspettate, infatti, ammette la dr. Vandenbeusch “È difficile sceglierne una fra tante, probabilmente la cosa più incredibile è l’opportunità stessa di scoprire cosa c’è nelle mummie”.
Nel teschio di una delle mummie analizzate, ad esempio, è stato scoperto un piccolo strumento probabilmente usato dagli imbalsamatori per rimuovere il cervello e spezzatosi durante il procedimento di mummificazione.

Lasciare che i visitatori scoprano autonomamente, per interesse o anche solo per divertimento, è lo scopo dell’esposizione: ognuno può creare la sua mostra nella mostra, che sia un egittologo o un bambino curioso, e può farlo semplicemente osservando i reperti.
“Quanto più osservi i dettagli, tante più informazioni puoi ottenere, e il museo è il luogo perfetto per focalizzarsi sugli oggetti”: queste sono le parole di Marie e noi stessi abbiamo potuto sperimentarne la veridicità durante la nostra prima handling session al Petrie Museum of Egyptian Archaeology.
L’intervista si è infine conclusa con un’ultima riflessione sull’aspetto della mobilità nel mondo dell’egittologia: “È importante muoversi e incontrare quante più persone possibili per scoprire nuovi modi di fare ricerca e nuovi punti di vista sull’egittologia e sull’archeologia in generale”, esattamente ciò che ci si è prefissati per il progetto Messaggeri della Conoscenza.

Lezione al Petrie Museum

Gli ultimi due giorni sono passati piuttosto in fretta: il tempo inizia già a volare!
Venerdì abbiamo trascorso gran parte della giornata ad esplorare il campus e l’immensa biblioteca dell’UCL: qui i college sono molto vissuti, gli studenti ci vengono non soltanto per seguire le lezioni e per studiare, ma anche per stare insieme, fare musica, prove di ballo e tanto altro.
La sera ci siamo concessi qualche ora di svago per girovagare nei dintorni di Piccadilly.
Una delle cose che più affascina di Londra è la possibilità di vedere gente proveniente da ogni parte del mondo e Piccadilly è una delle aree della città dove questa opportunità si può sperimentare a ogni ora del giorno e della notte; basta guardarsi un po’ intorno per rendersi conto di essere immersi in un paiolo di culture affascinanti che convivono gomito a gomito ogni giorno, conferendo alla città il suo noto cosmopolitismo.
Sabato 7 Giugno è stato invece dedicato ad un’approfondita visita al Petrie Museum.
L’incredibile collezione che abbiamo avuto modo di ammirare contiene innumerevoli oggetti di uso quotidiano nell’antico Egitto, tra cui spicca per quantità e varietà il materiale ceramico.DSC_0154_01
Diversi ricercatori e collaboratori del museo ci hanno regalato una parte del loro prezioso tempo per spiegarci la storia che i reperti nelle vetrine raccontano.
La dott.ssa Alice Stevenson ci ha introdotto alla collezione ceramica spiegandoci accuratamente la sequence dating di Flinders Petrie (l’archeologo da cui il museo prende il nome), che consiste sostanzialmente in una seriazione della ceramica egizia del periodo predinastico, attraverso la quale è possibile ricostruire la cronologia relativa all’interno di un sito.
A seguire la dott.ssa Bourriau ci ha invece illustrato un particolare gruppo di reperti (feeding cup) del Medio Regno ritrovati in una sepoltura infatile sotto il pavimento di un’abitazione di Lahun. Come la dottoressa e il dr. Miniaci ci hanno spiegato, l’usanza di deporre i defunti all’interno dell’area abitata è piuttosto insolita per gli egizi: è l’eccezionalità del lutto in questione (la morte di un bambino) a giustificare questa particolarità. È incredibile come dei piccoli dettagli possano svelare nel presente la profonda umanità di persone vissute in un tempo così remoto.
Per quanto lo scintillante artigianato di lusso esposto generalmente nei musei sia meraviglioso, osservare gli oggetti di uso comune è di gran lunga più emozionante: grazie ad essi e alle storie che raccontano è possibile guardare la vita quotidiana dell’antico Egitto attraverso gli occhi di coloro che la vivevano.

Dopo questo interessante focus ci siamo invece soffermati su alcuni aspetti della «magia» egizia, grazie alle competenze della dott.ssa Kasia Szpakowska che ci ha illustrato un modellino ceramico di cobra utilizzato dagli antichi egizi allo scopo di proteggere i vivi.

Infine la dott.ssa Susi Pancaldo, conservatrice del museo, ci ha raccontato alcuni piccoli segreti del suo mestiere.
DSC_0181Dopo esserci cimentati in una piccola gara di attribuzione di frammenti ceramici ad un determinato periodo, è stato il momento della handling session, che ci ha permesso di toccare finalmente con mano alcuni dei reperti conservati al Petrie e di apprendere le precauzioni e le regole di comportamento che è bene adottare quando ci si ritrova a maneggiare oggetti così fragili e preziosi. È stato davvero entusiasmante poter avere un approccio diretto con qualcosa che siamo generalmente abituati ad osservare attraverso il vetro di una teca!DSC_0180_01

Terminato il nostro impegno al Petrie Museum abbiamo salutato il dr. Miniaci e i gentilissimi membri dello staff del museo e abbiamo concluso la visita al Festival of Pots allestito nel cortile antistante il Petrie, dove abbiamo potuto gustare alcune pietanze tipiche egiziane e assistere all’esibizione di alcuni artisti uniti dal comune intento di rivalutare la ceramica sia a livello artistico che didattico.

Per informazioni più approfondite sugli eventi e le attività del Petrie Museum potete consultare questa pagina.

Finalmente a Londra

Finalmente a Londra!

 

Ogni angolo di mondo ha un odore tutto suo.
Londra è il profumo dell’asfalto umido e dell’erba bagnata dalla pioggia, dell’effluvio alcoolico che sfugge alle porte socchiuse dei pub, dell’aroma speziato dei tanti cibi etnici.
Ogni angolo di mondo ha un suono tutto suo.
Londra è il rumore incessante della metro che sferraglia sui binari, del vento che bisbiglia attraverso le fronde degli alberi, del confuso vociare di mille lingue straniere.
Ogni angolo di mondo ha un colore tutto suo.
Londra è un manto di cielo grigio sulle acque scure del Tamigi, il brillio accecante delle luci che battono sui vetri specchiati dei palazzi, le infinite sfumature dei volti che attraversano le strade.

Travolti dalla scintillante bellezza della città, ci immergiamo nella nascente avventura culturale che ci coinvolgerà in inedite esperienze e ci regalerà preziose emozioni e interessanti opportunità.
I primi giorni ci vedono impegnati nella registrazione alle strutture dell’UCL e nella sistemazione delle abitazioni che ci ospiteranno per i prossimi due mesi. Con l’aiuto dei nostri coordinatori iniziamo ad orientarci fra le tante attività che ci aspettano e i ritmi frenetici della vita londinese.

DSC_0045

Qui tutto sembra più veloce, la gente sfreccia da un angolo all’altro della città fin dalle prime luci del giorno, per poi fermarsi quando cala il sole per concedersi una birra e qualche risata in compagnia nel caldo tepore dei locali.
Entusiasti di ciò che ci attende, cerchiamo di destreggiarci fra la necessità di ambientarci, i compiti da portare a termine e qualche ora di svago per godere dei tanti piccoli tesori che Londra ha da offrire.
Oggetto delle prime visite sono state le strutture dell’University College of London, del Petrie Museum e del British Museum: questi sono i luoghi in cui spenderemo più tempo per dedicarci allo studio dell’antico Egitto, potendo usufruire della fornitissima biblioteca universitaria e partecipare ai numerosi seminari e conferenze che frequentemente si tengono, nonché ammirare i reperti che le incredibili collezioni dei musei offrono.

Infine ci concediamo un pomeriggio a Westminster e ci lasciamo incantare dalla meravigliosa vista del Big Ben; le macchine fotografiche scattano in continuazione: circondati da tante meraviglie viene facile sorridere all’obiettivo.

Chiacchieriamo, scherziamo, ci scambiamo conoscenze: uniti dalle nostre passioni scopriamo con soddisfazione un precoce affiatamento, cementato dall’entusiasmo e dall’eccitazione che ci accompagnano.
Il nostro arrivo sembra fare grandi promesse!