Category Archives: La Cultura dell’antico Egitto

Giornata di studi “L’Egitto a Salerno, passando per Londra”

L’esperienza dei 5 studenti dell’Università di Salerno che hanno partecipato al progetto Messaggeri della Conoscenza non si è ancora conclusa. La fase finale, che consiste nella disseminazione dei risultati ottenuti dal progetto, si sviluppa nella seconda metà di Ottobre 2014.

Il primo appuntamento è fissato al 20 Ottobre presso l’ateneo salernitano, dove avrà luogo una giornata dedicata all’esposizione degli obiettivi raggiunti e dell’esperienza vissuta dai 5 studenti. Di seguito il programma:

Lunedì 20 Ottobre 2014 alle ore 11,30 presso l’aula 13 DISPAC 

L’Egitto a Salerno, passando per Londra.

Introduzione ai lavori: “Cosa è il progetto Messaggeri della Conoscenza”

(Direttore DISPAC  Prof. Mauro Menichetti e del coordinatore del progetto a Salerno, Dr. Marco Russo)

Dietro le quinte del progetto Messaggeri della Conoscenza: “Come è nato, dove è arrivato, perché è andato a Londra e non in Egitto” (coordinatore del progetto a Londra, Dr. Gianluca Miniaci, University College London)

L’importanza di avere esperienze al di fuori dei confini nazionali. Una testimonianza diretta (Prof. Andrea Manzo, Università Orientale di Napoli)

Vi raccontiamo l’Egitto con gli occhi di noi studenti. Vivere, conoscere, studiare a Londra (Vincenzo Di Rosa, Jessica Elia,  Serena Memoli, Simona Sarnicola, Luna Taurone).

Inoltre, l’Università di Salerno, promotrice del progetto Messaggeri della Conoscenza, sarà ospite alla rinomata “Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico” che si terrà a Paestum dal 30 Ottobre al 2 Novembre 2014. In questa occasione sarà possibile incontrare alcuni responsabili del progetto e visionare l’ebook che raccoglie le esperienze degli studenti e i risultati conseguiti per mezzo del progetto.

Ritorno a casa: qualche riflessione conclusiva.

«La nostra meta non è mai un luogo, ma piuttosto un nuovo modo di vedere le cose.»

Il 25 Luglio abbiamo fatto ritorno alla nostra vita di sempre.
Siamo a casa ormai da due settimane e, dopo una dura fase di riadattamento alla routine quotidiana, eccoci di nuovo qui, a trarre qualche riflessione conclusiva sulla nostra avventura.
Guardandoci possiamo leggere l’uno negli occhi degli altri tutto quello che il progetto Messaggeri della Conoscenza ci ha dato: non si tratta semplicemente di nozioni accademiche acquisite su un argomento che fino a qualche tempo fa ci era sconosciuto, quanto piuttosto di un nuovo modo di vedere le cose che abbraccia tutti gli aspetti della vita che abbiamo condotto a Londra. Sperimentare un diverso sistema universitario, nuovi modi di apprendimento, entrare a contatto con così tante culture diverse, fare gioco di squadra condividendo ogni singolo momento con i propri colleghi e allo stesso tempo imparare a cavarsela da soli e adattarsi alla lontananza da casa.
È difficile quantificare le emozioni e le impressioni che Messaggeri della Conoscenza ci ha regalato in due mesi, così come è difficile dare un’esatta definizione delle impressioni che invece ci ha dato il ritorno: felici e soddisfatti del lavoro fatto, un po’ nostalgici, ma impazienti per le nuove stimolanti esperienze che il futuro, speriamo, ci riserverà.

Lezione con il prof. Quirkie: gli Shabti

9aSabato 19 luglio è stato il giorno della nostra ultima lezione all’UCL. Per l’occasione, abbiamo avuto l’onore di ascoltare gli insegnamenti e i suggerimenti del prof. Quirke il quale, accontentando le nostre richieste, si è cortesemente proposto di introdurci allo studio di particolari oggetti che avevano molto attirato la nostra attenzione: gli shabti. Essi sono un prodotto peculiare della cultura funeraria egizia, in quanto si tratta di esemplari con fattezze umane, che venivano posti all’interno della tomba per lavorare al posto del defunto. Scopo della lezione è stato quello di indagare le problematiche legate a tali manufatti: grazie all’analisi iconografica ed all’approfondimento di esemplari provenienti da diversi contesti, abbiamo potuto riflettere su come, nel corso dei secoli, la loro produzione si sia modificata. 9bDifferenze iconografiche sono, ad esempio riscontrabili nella riproduzione della barba, che si manifesta solo a partire dalla fine del Medio Regno, o nella diversa posa delle braccia. Il nostro incontro col prof. Quirke è stato interessante anche per tanti altri aspetti. La sua lezione, oltre ad essere incentrata sulle informazioni relative ai singoli oggetti, è stata soprattutto una lezione di metodo: sottolineando costantemente l’impossibilità per un archeologo di prescindere da elementi fondamentali, quali ad esempio l’analisi del contesto, egli ci ha più volte spinto a riflettere e ad avere una percezione personale e quanto più ampia possibile, facendoci capire come lo sviluppo di uno spirito curioso e critico sia il presupposto fondamentale ad ogni studio.

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Conferenza “Violence and Death in Predynastic Egypt”

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Martedì 15 Luglio si è tenuta al British Museum la conferenza «Violence and death in Predynastic Egypt»; a vestire i panni del relatore per l’occasione era l’antropologo Daniel Antoine. Attraverso l’esame di due gruppi di resti umani il Dr. Antoine ci ha mostrato il ruolo giocato dalla violenza nelle lotte per il potere che caratterizzarono l’Egitto prima dell’unificazione.

jebel sahabaIl primo contesto analizzato era costituito da un gruppo di ossa umane provenienti dal cimitero di Jebel Sahaba (11000 a.C.).
Con circa 61 individui sepolti, Jebel Sahaba è una delle più antiche necropoli che si conoscano; la presenza di segni di violenza sui resti degli individui adulti e di sesso maschile ne fa anche una delle più antiche evidenze materiali di conflitti interni alle comunità dell’Egitto predinastico.
La posizione standard in cui furono ritrovati i corpi, tutti rannicchiati sul lato sinistro, lascia intuire che all’interno di questa comunità si praticassero riti funebri e che si fossero già sviluppate delle credenze sulla vita nell’aldilà.

L’altro protagonista della gebeleinmanAconferenza ci era già noto, poiché presentava diversi punti di contatto con una delle otto mummie selezionate per l’esposizione nella mostra Ancient Lives: si tratta di Gebelein Man A (3500 a.C.), una mummia naturale ritrovata nelle sabbie cocenti dell’Alto Egitto. Come il suo affine, Gebelein Man B, questa mummia presentava la particolarità di conservare ancora integri al suo interno organi che normalmente non troviamo, perché rimossi come da consuetudine durante il procedimento di mummificazione artificiale. Grazie all’uso del CT scan, che pure ci è già noto dalla mostra Ancient Lives, e che è tornato a giocare un ruolo fondamentale anche in questa conferenza, è stato possibile scoprire sui resti di Gebelein Man A i segni di una ferita da arma da taglio che attraversa la spalla fino al polmone sinistro e che causò probabilmente il decesso dell’individuo.
Tale testimonianza lascerebbe pensare che nel periodo immediatamente precedente la riunificazione Gebelein fosse uno dei siti in lotta per il potere e l’espansione territoriale e che in questo clima di instabilità si consumarono scontri sanguinosi.

Ancora una volta dunque, attraverso l’analisi antropologica di resti umani, è stato possibile giungere a conclusioni riguardo la situazione politica dell’Egitto Predinastico, a riprova del fatto che all’interno di un museo, e più in generale nel mondo dell’archeologia, trovano spazio figure professionali di varia provenienza e specializzazione, e che anzi la collaborazione con esperti di altre discipline diventa talvolta essenziale per giungere ad una maggiore e più completa comprensione delle dinamiche del mondo antico.

Interpreting Egyptian art: discussion at British Museum

 

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 “Parlare” al pubblico: è questo che fa un museo. Attraverso gli oggetti che conserva riesce a trasmettere messaggi, informazioni, sensazioni. La televisione punta a fare lo stesso: colpire attraverso le immagini e raggiungere un pubblico molto più ampio. È stato questo il punto di partenza della discussione tra Alastair Sooke, scrittore e presentatore del programma televisivo “Treasures of Ancient Egypt” della BBC4, e Marcel Maree, curatore del dipartimento di antichità egiziane del British Museum.

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La protagonista della conversazione è stata l’arte egiziana e la sua evoluzione nel corso dei 3 millenni di storia dell’antico Egitto, dalla tavoletta di Narmer fino all’età greco-romana. Uno degli esempi riportati durante la conversazione è quello della rivoluzione artistica dell’età amarniana. In questo periodo la rappresentazione del faraone cambia, diventa quasi grottesca: il sovrano ha le orecchie enormi, le labbra carnose, i fianchi larghi, il ventre cadente. Si tratta di un naturalismo senza precedenti nell’arte egiziana.

Intervistatore e intervistato, attraverso questo tipo di esempi, hanno mostrato che l’arte egiziana non è statica ma si evolve nel tempo, ed è questo il messaggio che la prossima mostra in preparazione al British Museum cercherà di comunicare ai visitatori.

Handling Session, XRF e Photographic Session

Sabato 21 Giugno abbiamo avuto l’opportunità di sperimentare una nuova Handling Session al Petrie Museum e di esercitarci ripetutamente nell’uso delle XRF analysis su alcune statuine in bronzo: si trattava, in particolare, di offerte votive deposte in favisse, spesso rappresentanti divinità e ad esse dedicate, di cui però si è perso in molti casi il contesto di provenienza.Ormai, entrati in relativa confidenza con l’apparecchio, abbiamo avuto modo di capire a fondo come effettuare delle analisi corrette, dalla preparazione dello strumento fino all’esportazione dei risultati ottenuti in foglio di calcolo.

XRF analysis Per ottenere uno studio completo ed esatto è necessario infatti tenere traccia, man mano che si procede, del numero di catalogo degli oggetti analizzati e segnare per ognuno di essi i numeri di identificazione dei risultati ottenuti. In questo modo, anche in caso di errore, sarà sempre possibile risalire al reperto a cui fa capo un determinato risultato.
Soddisfatti del lavoro effettuato ci siamo poi concentrati sulla nostra prima Photographic Session: essendo per molti di noi il primo approccio con una «vera» macchina fotografica, il dr. Miniaci ci ha efficacemente illustrato le basi della fotografia, insegnandoci a destreggiarci fra valori ISO, tempi di scatto, apertura del diaframma, messa a fuoco e bilanciamento del bianco.Photographic Session Assimilate le principali regole teoriche, ci siamo cimentati noi stessi nell’uso della Reflex. Utilizzando come soggetto una dellestatuine sopra citate raffigurante il dio greco Eros, grazie ai preziosi consigli e trucchi del nostro mentore, siamo riusciti in poche ore ad utilizzare con discreti risultati un apparecchio professionale e ad avvicinarci tutti al mondo della fotografia.
Entusiasti di questa nuova esperienza abbiamo salutato il dr. Miniaci e lasciato il Petrie, concedendoci un meritato weekend di svago fra le bellezze ineguagliabili offerte dalla metropoli londinese.

Colloquio con Stephen Quirke e Wolfram Grajetzki

“[…] Nella nuda e palese compagine del fattuale, l’originario non si dà mai a conoscere, e la sua ritmica si dischiude soltanto ad una duplice visione […]”                                                                                                                                                                                                                                                                                     Walter Benjamin, Il dramma barocco tedesco

La necessità di uno sguardo che miri allo strabismo, la necessità di uno sguardo capace di guardare dalla stessa direzione, in più direzioni.
E’ probabilmente questo il messaggio più profondo venuto fuori dal colloquio con Stephen Quirke, professore di Egittologia all’UCL, nonché autore di numerose pubblicazioni sulla cultura e la società dell’ Egitto Antico, che abbiamo avuto modo di intervistare.

“Esplorate altri luoghi, studiate in biblioteche diverse” ci ha suggerito il professore: confrontarsi con ambiti di studio diversi dal proprio favorisce la formazione di una conoscenza aperta a più livelli e a più ampi orizzonti.

La possibilità di una ricerca che si svolga in modo interdisciplinare è favorita oggi anche dalla tecnologia, che può essere di grande aiuto non solo per lo studio, ma anche per la comunicazione e la diffusione delle proprie idee. “Siate curiosi, cercate domande più che risposte” è stato il monito di Stephen Quirke che durante il colloquio ha messo in luce anche alcuni aspetti riguardanti le differenze fra il sistema universitario italiano e quello inglese, ad esempio la maggior parte degli esami in Inghilterra si svolge in maniera scritta e questa modalità può rappresentare una buona palestra per lo studente che intende cimentarsi con la scrittura di articoli e saggi scientifici.
L’importanza delle pubblicazioni è stata sottolineata anche da Wolfram Grajetzki, egittologo e responsabile della casa editrice Golden House Publications, con il quale abbiamo avuto modo di confrontarci. Grajetzki ci ha introdotto al mondo dell’editoria dandoci alcuni preziosi consigli su come sviluppare idee e progetti da presentare a case editrici: è fondamentale specializzarsi in un settore specifico e scegliere anzitempo il pubblico al quale rivolgersi, inoltre pubblicare in lingua inglese rappresenta sicuramente un fattore determinante per una diffusione più ampia delle proprie ricerche.

Dagli incontri con Stephen Quirke e Wolfram Grajetzki siamo usciti con una nuova consapevolezza: la necessità di uno studio che si avvalga di una costante dialettica tra il conosciuto e l’inesplorato e l’importanza di alimentare il proprio spirito critico con stimoli e suggestioni provenienti da ogni direzione.

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II lezione Handling Session e XRF presso Petrie Museum

IMG_0637La nostra seconda Handling Session, svolta presso il Petrie Museum, si è focalizzata sugli oggetti provenienti dal corredo della tomba 5219 scavata da G. Brunton, allievo di F. Petrie.
La tomba è stata rinvenuta intatta nei pressi dell’antica Qau (città collocata nell’Alto Egitto) ed ha restituito materiale relativo ad un personaggio femminile: due collane, un alabastro, due amuleti, un grinder (pietra calcarea usata per levigare le superfici) e un vasetto utilizzato per contenere oli o profumi.
E’ stato interessante poter analizzare il corredo e metterlo in relazione al suo contesto storico e sociale, poter riconoscere attraverso gli oggetti il valore intrinseco a cui essi stessi erano legati. Questo valore aggiunto è fondamentale per comprendere l’importanza del sito, ritenuto inizialmente marginale, e che, attraverso i vari ritrovamenti, mostra una società caratterizzata da differenziazioni sociali.

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Alla lezione di Handling Session si è affiancata la prima lezione di XRF: una tecnica di analisi non distruttiva che permette di conoscere la composizione elementare di un campione attraverso lo studio della radiazione di fluorescenza X.
Abbiamo avuto la possibilità di analizzare un oggetto conservato al Petrie Museum: un rasoio di rame che presentava diversi punti di anomalia, i quali ponevano dei dubbi sulla composizione. Grazie all’analisi XRF si è potuto appurare che i punti individuati erano composti dal 98% di rame e corrispondevano allo stesso materiale con cui era realizzato il rasoio.

Poter utilizzare personalmente questi strumenti e analizzare i vari oggetti è stata un’ulteriore esperienza che il progetto Messaggeri della Conoscenza ci ha permesso di fare. Soddisfatti di queste due lezioni attendiamo con ansia la terza lezione che si occuperà della fotografia.

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Ancient Lives: new discoveries. Intervista alla curatrice

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Giovedì 12 Giugno abbiamo avuto l’opportunità di visitare la mostra Ancient Lives allestita presso il British Museum con una guida d’eccezione: Marie Vandenbeusch, una dei curatori della mostra, che gentilmente ha accettato di essere anche intervistata.
La mostra consiste nell’esposizione di otto mummie, provenienti da otto diversi contesti, rappresentative di un vasto arco cronologico della storia dell’antico Egitto (dall’epoca predinastica al 700 d.C.) che, grazie all’uso di nuove tecnologie non invasive, è stato possibile studiare interamente senza danneggiarle.
In particolare, come ha spiegato la dr. Vandenbeusch, la vera novità di questa mostra è il CT scanner, un metodo di indagine introdotto di recente e basato sull’uso di raggi X che permettono, attraverso l’elaborazione con appositi software, di ottenere immagini 3D di ogni singolo layer che costituisce l’oggetto analizzato. Grazie alla presenza di speciali monitor all’interno dell’esposizione, i visitatori possono letteralmente “spogliare” le mummie e scoprire cosa c’è al di sotto della superficie visibile: la componente fondamentale dell’allestimento è quindi la possibilità di interagire con l’oggetto.

L’uso del CT scanner ha regalato agli studiosi del British Museum molte scoperte inaspettate, infatti, ammette la dr. Vandenbeusch “È difficile sceglierne una fra tante, probabilmente la cosa più incredibile è l’opportunità stessa di scoprire cosa c’è nelle mummie”.
Nel teschio di una delle mummie analizzate, ad esempio, è stato scoperto un piccolo strumento probabilmente usato dagli imbalsamatori per rimuovere il cervello e spezzatosi durante il procedimento di mummificazione.

Lasciare che i visitatori scoprano autonomamente, per interesse o anche solo per divertimento, è lo scopo dell’esposizione: ognuno può creare la sua mostra nella mostra, che sia un egittologo o un bambino curioso, e può farlo semplicemente osservando i reperti.
“Quanto più osservi i dettagli, tante più informazioni puoi ottenere, e il museo è il luogo perfetto per focalizzarsi sugli oggetti”: queste sono le parole di Marie e noi stessi abbiamo potuto sperimentarne la veridicità durante la nostra prima handling session al Petrie Museum of Egyptian Archaeology.
L’intervista si è infine conclusa con un’ultima riflessione sull’aspetto della mobilità nel mondo dell’egittologia: “È importante muoversi e incontrare quante più persone possibili per scoprire nuovi modi di fare ricerca e nuovi punti di vista sull’egittologia e sull’archeologia in generale”, esattamente ciò che ci si è prefissati per il progetto Messaggeri della Conoscenza.

Lezione al Petrie Museum

Gli ultimi due giorni sono passati piuttosto in fretta: il tempo inizia già a volare!
Venerdì abbiamo trascorso gran parte della giornata ad esplorare il campus e l’immensa biblioteca dell’UCL: qui i college sono molto vissuti, gli studenti ci vengono non soltanto per seguire le lezioni e per studiare, ma anche per stare insieme, fare musica, prove di ballo e tanto altro.
La sera ci siamo concessi qualche ora di svago per girovagare nei dintorni di Piccadilly.
Una delle cose che più affascina di Londra è la possibilità di vedere gente proveniente da ogni parte del mondo e Piccadilly è una delle aree della città dove questa opportunità si può sperimentare a ogni ora del giorno e della notte; basta guardarsi un po’ intorno per rendersi conto di essere immersi in un paiolo di culture affascinanti che convivono gomito a gomito ogni giorno, conferendo alla città il suo noto cosmopolitismo.
Sabato 7 Giugno è stato invece dedicato ad un’approfondita visita al Petrie Museum.
L’incredibile collezione che abbiamo avuto modo di ammirare contiene innumerevoli oggetti di uso quotidiano nell’antico Egitto, tra cui spicca per quantità e varietà il materiale ceramico.DSC_0154_01
Diversi ricercatori e collaboratori del museo ci hanno regalato una parte del loro prezioso tempo per spiegarci la storia che i reperti nelle vetrine raccontano.
La dott.ssa Alice Stevenson ci ha introdotto alla collezione ceramica spiegandoci accuratamente la sequence dating di Flinders Petrie (l’archeologo da cui il museo prende il nome), che consiste sostanzialmente in una seriazione della ceramica egizia del periodo predinastico, attraverso la quale è possibile ricostruire la cronologia relativa all’interno di un sito.
A seguire la dott.ssa Bourriau ci ha invece illustrato un particolare gruppo di reperti (feeding cup) del Medio Regno ritrovati in una sepoltura infatile sotto il pavimento di un’abitazione di Lahun. Come la dottoressa e il dr. Miniaci ci hanno spiegato, l’usanza di deporre i defunti all’interno dell’area abitata è piuttosto insolita per gli egizi: è l’eccezionalità del lutto in questione (la morte di un bambino) a giustificare questa particolarità. È incredibile come dei piccoli dettagli possano svelare nel presente la profonda umanità di persone vissute in un tempo così remoto.
Per quanto lo scintillante artigianato di lusso esposto generalmente nei musei sia meraviglioso, osservare gli oggetti di uso comune è di gran lunga più emozionante: grazie ad essi e alle storie che raccontano è possibile guardare la vita quotidiana dell’antico Egitto attraverso gli occhi di coloro che la vivevano.

Dopo questo interessante focus ci siamo invece soffermati su alcuni aspetti della «magia» egizia, grazie alle competenze della dott.ssa Kasia Szpakowska che ci ha illustrato un modellino ceramico di cobra utilizzato dagli antichi egizi allo scopo di proteggere i vivi.

Infine la dott.ssa Susi Pancaldo, conservatrice del museo, ci ha raccontato alcuni piccoli segreti del suo mestiere.
DSC_0181Dopo esserci cimentati in una piccola gara di attribuzione di frammenti ceramici ad un determinato periodo, è stato il momento della handling session, che ci ha permesso di toccare finalmente con mano alcuni dei reperti conservati al Petrie e di apprendere le precauzioni e le regole di comportamento che è bene adottare quando ci si ritrova a maneggiare oggetti così fragili e preziosi. È stato davvero entusiasmante poter avere un approccio diretto con qualcosa che siamo generalmente abituati ad osservare attraverso il vetro di una teca!DSC_0180_01

Terminato il nostro impegno al Petrie Museum abbiamo salutato il dr. Miniaci e i gentilissimi membri dello staff del museo e abbiamo concluso la visita al Festival of Pots allestito nel cortile antistante il Petrie, dove abbiamo potuto gustare alcune pietanze tipiche egiziane e assistere all’esibizione di alcuni artisti uniti dal comune intento di rivalutare la ceramica sia a livello artistico che didattico.

Per informazioni più approfondite sugli eventi e le attività del Petrie Museum potete consultare questa pagina.